Una famiglia, semplicemente

13/07/2016

Sono una bella famiglia. Ora si sorridono e sembrano pieni di speranza. Michael, Laura e il piccolo David hanno trascorso gli ultimi due anni delle loro vite in Libia, prima di riuscire a imbarcarsi su un gommone.

Li abbiamo conosciuti a bordo della nostra nave Bourbon Argos, soccorsi dai nostri team in mezzo al Mediterraneo, insieme ad altre centinaia di persone che, con la stessa disperazione, hanno rischiato la vita pur di scappare dalla Libia.

Ci hanno raccontato che in Libia la notte non c’è riposo. Polizia e criminali possono entrare in qualsiasi momento nella tua casa e picchiarti e rapirti. Si sentono spari continuamente. “Abbiamo preferito correre il rischio di morire – dice Michael – piuttosto che rimanere all’inferno per sempre. Mio figlio David è nato in Libia. Sogno un futuro migliore per lui e per la nostra famiglia, dove sentirci liberi e al sicuro”.

Laura è incinta. Per lei è stato ancora più difficile affrontare la pericolosa traversata in mare. “Quando mio marito tornava da lavoro, anche un suo piccolo ritardo mi faceva salire il cuore in gola…avevo paura che lo arrestassero. Anche se i tuoi documenti sono in regola, loro ti portano in prigione e poi ti chiedono soldi per rilasciarti.”

Purtroppo racconti come questi li ascoltiamo continuamente sulle nostre navi e nei nostri progetti di assistenza psicologica. Con queste testimonianze rispondiamo a quanti ci dicono di “riportarli a casa loro”. Noi non lasciamo che muoiano in mare, non li riporteremo nell’inferno da cui sono scappati.

Da aprile abbiamo soccorso oltre 7.000 persone attraverso 55 operazioni di salvataggio. Non resteremo mai a guardare quando le risposte politiche alle crisi umanitarie sono vergognose.

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