“Non avevamo altra scelta”

29/09/2015

Sarà stato il coraggio o la disperazione a spingere Ama ad affrontare il viaggio con suo figlio Khalid? Sono scappati dalla Siria ma per loro la fuga è stata ancora più faticosa e pericolosa perché Khalid, nato con una grave disabilità fisica, non può camminare.

Li abbiamo incontrati sull’isola di Kos, dove le nostre équipe forniscono assistenza sanitaria e beni di prima necessità a migliaia di rifugiati. Ama ha 48 anni, Khalid 22. “Abbiamo provato a fare di tutto per arrivare in Europa legalmente – racconta lei – ma nessuno ci ha aiutato. Sapevamo che sarebbe stato rischioso per nostro figlio, non può camminare e ha bisogno di un’assistenza continua. Ero anche preoccupata per gli altri miei due figli, 15 e 10 anni”.

Alla fine hanno dovuto scegliere la via più pericolosa, il mare. “Abbiamo contattato i trafficanti in Turchia, spiegando loro la nostra situazione: avevamo bisogno di una barca con abbastanza spazio e con un letto. Ci hanno detto che potevano organizzare il viaggio ma che sarebbe costato 10.000 dollari per tutta la famiglia. Abbiamo accettato. Non avevamo scelta”.

Partono dalla Turchia di notte su un barcone e, dopo 4 ore, arrivano sulle coste greche. Ama continua a raccontare: “Abbiamo dovuto attraversare una strada ripida. Mio marito, 49 anni, era molto stanco. Mio figlio gli chiedeva di lasciarlo lì. Per fortuna, c’erano altri siriani con noi, più giovani e forti, che ci hanno aiutato. Credo che abbiamo camminato per 14 chilometri”.

La storia di questa madre dimostra che barriere e muri non fermeranno mai chi scappa per salvare la vita dei propri cari.