Il Viaggio

Rischiare la vita per salvarsi

Rischiare la vita per salvarsi

Ogni anno decine di migliaia di persone attraversano il deserto del Sahara e tentano la traversata del Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Le zone di provenienza sono lungo tutta la fascia subsahariana, con una prevalenza di partenze da Nigeria, Somalia, Etiopia, Eritrea.

La crisi in Libia e la pericolosità della traversata del Canale di Sicilia hanno spinto moltissime persone a intraprendere una nuova rotta che dalla Turchia porta in Grecia e, quindi, verso Nord attraverso vari stati (Macedonia, Bulgaria, Ungheria, Serbia ecc.).

Vulnerabilità

Lungo tutto il percorso, le persone in fuga sono in balia degli eventi e devono subire condizioni durissime: viaggi ammassati su mezzi di trasporto inadatti e sprovvisti di dispositivi di sicurezza; permanenza in “depositi di persone” in attesa della partenza senza condizioni minime d’igiene e di protezione, con mancanza di generi di prima necessità e presidi sanitari; sfruttamento, sopraffazione, soprusi e violenze di ogni genere, particolarmente gravi su donne e bambini.

Molti ci raccontano delle violenze che hanno subito nelle carceri libiche. Presentano, infatti, dolori, lesioni traumatiche, oltre a malattie come la scabbia, anch’essa sintomo di una detenzione in condizioni igieniche molto precarie.

Non sono numeri

Dal 1 gennaio 2016 a oggi (dati aggiornati al 2 dicembre 2016) almeno 4.690 uomini, donne e bambini sono morti cercando di attraversare il Mediterraneo, circa 1.000 in più rispetto a tutto il 2015. Questo numero non si deve a un aumento significativo degli arrivi ma solo a un’aumentata mortalità. Nel 2016, circa 1 persona su 41 è morta nella traversata.

“Non potrò mai accettare che si muoia così”

La testimonianza di Aurelia, psicologa impegnata nell'assistenza ai sopravvissuti ai naufragi durante gli sbarchi.

Arrivano devastati, provati dal viaggio, lungo e pericoloso, dai loro paesi di origine e poi segnati dal periodo in Libia, dove i maltrattamenti e la ferocia sono inimmaginabili. Se hanno vissuto anche un naufragio, allora la sofferenza è immensa. Ci sono bambini che arrivano da soli, perché hanno perso i genitori in un naufragio e ci sono padri e madri che hanno perso i figli.

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Quando i superstiti di un naufragio sbarcano in un porto devono sentire che qualcuno si prende cura di loro. Noi psicologi e i mediatori culturali facciamo da “ponte” anche con i sanitari presenti allo sbarco. Conta il fatto che trovino un “benvenuto”, una tazza di tè, un sorriso, qualcuno che li ascolti. Arrivano in una situazione concitata, c’è fretta, ci sono le procedure che le autorità subito devono avviare. Il nostro contributo è limitato, ma può fare la differenza per loro. È la vicinanza fra esseri umani.

La mia più grande paura è che si perda questo senso di umanità. Ho paura che chi guarda dall’esterno questi eventi, si abitui. Come se li si guardasse in uno schermo o al cinema. C’è il rischio di considerarli normali. Invece, ogni naufragio è una tragedia immane. Che siano centinaia o poche decine i morti, o anche una soltanto, si tratta di persone che sono state costrette a trovare la morte perché non ci sono alternative sicure. Vorrei che si mantenesse ancora uno sguardo umano. Non possiamo accettare che i bambini o gli adulti muoiano così. Io non potrò accettarlo. MAI.

Le attività di MSF

Da aprile a novembre 2016, le nostre équipe a bordo di tre navi hanno soccorso direttamente 19.708 persone da barconi sovraffollati e assistito ulteriori 7.117 persone trasferendole in modo sicuro in Italia e offrendo loro cure mediche a bordo. Complessivamente abbiamo assistito almeno una persona su sette tra tutte quelle soccorse nel Mediterraneo, in decine di operazioni coordinate dalla Guardia Costiera Italiana.

Durante la stagione invernale, l’unica nave operativa è stata l’Aquarius, in collaborazione con SOS Mediterranee. A partire da marzo, siamo in mare con una nuova imbarcazione, la Prudence, che può ospitare a bordo 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. Con 13 persone dello staff MSF a bordo, tra cui diversi italiani, e 17 membri dell’equipaggio, la nave è equipaggiata per fornire primo soccorso a bordo ed è dotata di pronto soccorso, ambulatorio, farmacia e aree per trattare i casi più vulnerabili.

Offriamo, inoltre, un primo soccorso psicologico a bordo, mentre le équipe MSF in Sicilia assicureranno la continuità dell’assistenza medica grazie a numerosi progetti volti a fornire supporto medico e psicologico anche dopo lo sbarco.

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