Il Viaggio

Rischiare la vita per salvarsi

Rischiare la vita per salvarsi

Ogni anno decine di migliaia di persone attraversano il deserto del Sahara e tentano la traversata del Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Le zone di provenienza sono lungo tutta la fascia subsahariana, con una prevalenza di partenze da Nigeria, Somalia, Etiopia, Eritrea.

La crisi in Libia e la pericolosità della traversata del Canale di Sicilia hanno spinto moltissime persone a intraprendere una nuova rotta che dalla Turchia porta in Grecia e, quindi, verso Nord attraverso vari stati (Macedonia, Bulgaria, Ungheria, Serbia ecc.).

Vulnerabilità

Lungo tutto il percorso, le persone in fuga sono in balia degli eventi e devono subire condizioni durissime: viaggi ammassati su mezzi di trasporto inadatti e sprovvisti di dispositivi di sicurezza; permanenza in “depositi di persone” in attesa della partenza senza condizioni minime d’igiene e di protezione, con mancanza di generi di prima necessità e presidi sanitari; sfruttamento, sopraffazione, soprusi e violenze di ogni genere, particolarmente gravi su donne e bambini.

Molti ci raccontano delle violenze che hanno subito nelle carceri libiche. Presentano, infatti, dolori, lesioni traumatiche, oltre a malattie come la scabbia, anch’essa sintomo di una detenzione in condizioni igieniche molto precarie.

Non sono numeri

Si stima che nel 2015 oltre un milione di persone abbia attraversato il Mediterraneo mentre circa 800 mila hanno intrapreso la via balcanica, di loro circa 4.000 hanno perso la vita, principalmente nel canale di Sicilia e nel tratto di mare fra Grecia e Turchia. Le organizzazioni internazionali (IOM) stimano che per ogni corpo recuperato ce ne siano almeno altri due che non verranno trovati mai.

“Non potrò mai accettare che si muoia così”

La testimonianza di Aurelia, psicologa impegnata nell'assistenza ai sopravvissuti ai naufragi durante gli sbarchi.

Arrivano devastati, provati dal viaggio, lungo e pericoloso, dai loro paesi di origine e poi segnati dal periodo in Libia, dove i maltrattamenti e la ferocia sono inimmaginabili. Se hanno vissuto anche un naufragio, allora la sofferenza è immensa. Ci sono bambini che arrivano da soli, perché hanno perso i genitori in un naufragio e ci sono padri e madri che hanno perso i figli.

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Quando i superstiti di un naufragio sbarcano in un porto devono sentire che qualcuno si prende cura di loro. Noi psicologi e i mediatori culturali facciamo da “ponte” anche con i sanitari presenti allo sbarco. Conta il fatto che trovino un “benvenuto”, una tazza di tè, un sorriso, qualcuno che li ascolti. Arrivano in una situazione concitata, c’è fretta, ci sono le procedure che le autorità subito devono avviare. Il nostro contributo è limitato, ma può fare la differenza per loro. È la vicinanza fra esseri umani.

La mia più grande paura è che si perda questo senso di umanità. Ho paura che chi guarda dall’esterno questi eventi, si abitui. Come se li si guardasse in uno schermo o al cinema. C’è il rischio di considerarli normali. Invece, ogni naufragio è una tragedia immane. Che siano centinaia o poche decine i morti, o anche una soltanto, si tratta di persone che sono state costrette a trovare la morte perché non ci sono alternative sicure. Vorrei che si mantenesse ancora uno sguardo umano. Non possiamo accettare che i bambini o gli adulti muoiano così. Io non potrò accettarlo. MAI.

Le attività di MSF

L’anno scorso per la prima volta abbiamo avviato operazioni di ricerca e soccorso in mare, assistendo oltre 23.000 persone in difficoltà, attraverso salvataggi diretti (20.129) e trasferimenti da o verso altre navi.

A bordo di tre navi - Dignity I, Bourbon Argos Aquarius (in collaborazione con SOS Mediterranee) - i nostri team hanno le competenze e l’equipaggiamento necessario per attività di primo soccorso e assistenza medica, e per trattare casi frequenti quali la disidratazione, l’ustione da benzina o carburante, l’ipotermia e le infezioni cutanee, principali bisogni medici emersi tra le persone che abbiamo soccorso nel 2015.

Offriamo, inoltre, un primo soccorso psicologico a bordo, mentre le équipe MSF in Sicilia assicureranno la continuità dell’assistenza medica grazie a numerosi progetti volti a fornire supporto medico e psicologico anche dopo lo sbarco.

ANCHE QUEST'ANNO CI RIFIUTIAMO DI RESTARE A GUARDARE DAL MOLO

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