L’accoglienza

Dov’è l’umanità alle frontiere dell’Europa?

Dov’è l’umanità alle frontiere dell’Europa?

Dopo aver affrontato viaggi pericolosi per cercare protezione in Europa, troppo spesso le persone in fuga alle nostre frontiere trovano muri e filo spinato. A livello globale, i Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati sono nell’ordine la Turchia (2,5 milioni), il Pakistan (1,6 milioni) e il Libano (1,1, milioni). Il numero di rifugiati che sono ospitati nei paesi europei è pari a 1,8 milioni e rappresentano il 6% del totale dei profughi nel mondo, mentre i richiedenti asilo sono circa 1 milione.

In Italia si trovano 118.000 rifugiati e 60.000 richiedenti asilo. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale. Ci sono circa 2 rifugiati ogni 1000 cittadini italiani. (Fonte UNHCR)

FANGO, MURI E FILO SPINATO

Le restrizioni al confine stanno creando maggiore caos e ulteriore sofferenza per uomini, donne e bambini che hanno già vissuto traumi gravissimi. A un anno dall’accordo UE-Turchia, migliaia di persone sono bloccate in zone non sicure al di fuori dell’Europa da cui non possono scappare, costrette a rotte sempre più pericolose per raggiungere il continente o intrappolati in hotspot sovraffollati sulle isole greche, dove vivono in condizioni inadeguate. Sulla rotta balcanica in Serbia e Ungheria, le nostre équipe hanno visto un aumento dei pazienti che riportano traumi legati alle violenze subite da quando la rotta balcanica è stata chiusa.

AI MARGINI DELLA SOCIETÀ

Anche la permanenza nei centri di prima accoglienza in Italia è un vero e proprio calvario, che può durare mesi se non anni. Nel recente rapporto “Fuori Campo”,  MSF ha documentato come sempre più persone vengano “espulse” senza nemmeno permettere loro di presentare domanda di asilo, altre vengono cacciate dal sistema di accoglienza prima di aver terminato il percorso di integrazione, altre ancora si allontanano volontariamente esasperate dalla mancanza di prospettive e opportunità. Molti di questi finiscono per alimentare la popolazione dei tanti insediamenti informali nati in tutta Italia, dove si vive ai margini della società e di tutti i sistemi di controllo, in primis quello sanitario.

La testimonianza di Jamal, mediatore culturale e logista di MSF a Gorizia

In questi anni ho affrontato molte difficoltà: dopo aver lasciato l’Afghanistan, sono stato rimpatriato due volte in Grecia, sono stato espulso svariate volte e costretto a vivere nei CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Francia, Inghilterra e Grecia, capisco le paure e le difficoltà di chi come me si è trovato in questa situazione di futuro incerto. Ora, dopo aver rischiato la vita e aver attraversato tutte queste difficoltà, mi è stata riconosciuta la protezione internazionale e sono contento di poter lavorare con MSF e fornire un’accoglienza e un alloggio adeguato ai richiedenti asilo che arrivano  in cerca di un riparo, cibo, assistenza medica e protezione.

La preoccupazione maggiore delle persone che incontro facendo il mio lavoro di mediatore culturale è di non sapere come andrà a finire il loro viaggio. Sono confusi, alcuni hanno necessità mediche, altri vogliono raggiungere un’altra destinazione, per rivedere la famiglia che vive altrove e ti chiedono consigli. Si vede nei loro occhi la preoccupazione, sono disorientati perché non sanno come funziona il sistema. Hanno paura.

La mia presenza qui a Gorizia è importante per mostrare alle persone che arrivano un esempio positivo d’integrazione, per rassicurarli e farli sentire a loro agio.

Le attività di MSF

Nel 2015 i numeri dell’azione MSF per la migrazione in Europa sono triplicati: tra il 1° gennaio e il 15 dicembre abbiamo effettuato oltre 100.000 consultazioni mediche e psicologiche – sulle navi di ricerca e soccorso e nei progetti in Italia, Grecia e Balcani.

I PROGETTI MSF IN ITALIA

Dal 2002, i nostri team sono stati presenti in contesti particolarmente delicati come agli sbarchi a Lampedusa, tra i lavoratori stagionali nel Sud Italia, alle frontiere nord e all’interno dei centri per migranti in diverse regioni. Abbiamo rivolto un’attenzione particolare alle persone rimaste escluse dal sistema di accoglienza e sanitario istituzionale, che vivono in insediamenti informali o che sono in transito verso altri paesi europei.

Dall’inizio del 2016 abbiamo avviato a Trapani un programma di supporto psicosociale ai richiedenti asilo ospiti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) della provincia ed attivato un ambulatorio di psicoterapia transculturale per la popolazione migrante. Dall’inizio del progetto abbiamo assistito 641 persone all’interno di 99 sessioni di gruppo ed effettuato 625 colloqui individuali.

A Roma abbiamo aperto un Centro di Riabilitazione per persone vittime di tortura e trattamenti inumani o degradanti (VoT), mentre a Como e Ventimiglia abbiamo attivato progetti di assistenza medica e psico-sociale per i migranti in transito alla frontiera settentrionale dell’Italia.

Curiamo le ferite invisibili. Senza il nostro intervento di supporto psicologico, resterebbero soli nella loro sofferenza. È un'azione importante quella che stiamo facendo: andare dove pochi altri vogliono andare

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