Ritratto di una famiglia in fuga dalla guerra

29/10/2015

Nella foto, da sinistra a destra, c’è Leen (4 anni) sulle spalle di suo zio Obaida (31 anni), poi lo zio Abdullah (14 anni), il fratellino Wallied (5 anni), lo zio Mohammed (29 anni), la zia Bayan (18 anni) e la mamma Suha (32). Sono scappati dalla Siria e ora si trovano nella zona serba di Sid – Tovarnik in attesa di attraversare il confine per entrare in Croazia.

Il nostro team MSF li ha incontrati nella clinica mobile al confine serbo perché i bambini erano affetti da raffreddore. La famiglia ha trascorso una notte intera e la maggior parte della mattina successiva bloccata nella terra di nessuno, al confine insieme ad altre 800 persone. Durante la notte c’è stato un forte temporale e non c’era un rifugio per tutti.

Mohammed ci racconta la loro storia e il loro viaggio:

“Mia moglie e io ci siamo sposati un mese prima del nostro viaggio. Dopo quattro anni di guerra, abbiamo lasciato la Siria – racconta Mohammed –  perché non era più possibile per noi vivere in modo sicuro.

Prima della guerra eravamo molto felici in Siria. Era un paese sicuro e bello con un clima mediterraneo. Molti siriani hanno già vissuto in Europa, ma sono sempre tornati – tutti amano vivere in Siria. Lavoravo come ragioniere e così ha fatto mio fratello Obaida. I nostri genitori vivono ancora lì e ci auguriamo che un giorno possano raggiungerci.  Per loro non era possibile affrontare questo viaggio.

La parte più difficile è stata la traversata in mare dalla Turchia alla Grecia. Le onde erano alte. Abbiamo cercato di dire ai bambini che era come un’avventura per cercare di farli stare calmi, ma era molto pericoloso. Un’onda si è infranta sul bordo e i miei vestiti erano completamente fradici. Mio fratello mi ha avvolto in una coperta. Ho tremato per un’ora.

Abbiamo viaggiato attraverso la Grecia e la Macedonia, prima di attraversare la Serbia. Quando abbiamo raggiunto il confine con la Croazia, ci hanno detto che ci sarebbero volute due o tre ore prima di poterci muovere da qui. Abbiamo aspettato e aspettato. Alcuni autobus hanno riportato le persone in Serbia, ma la maggior parte di noi è rimasta bloccata qui. Abbiamo passato la notte all’aperto: è stata la prima volta per noi. Purtroppo ha cominciato a piovere – era come una tempesta tropicale e ha piovuto ininterrottamente per tre ore.

Grazie a dio avevamo un telo di plastica. Hanno distribuito alcuni teli di plastica per le famiglie ma un sacco di persone, intorno ai 200, non avevano nulla. Dormivano sotto la pioggia. Ci sono stati tuoni e fulmini per tre ore e i bambini tremavano dal freddo, ma anche dalla paura. Hanno già il raffreddore e ora mio fratello ha preso l’influenza. I nostri problemi di salute sono per lo più dovuti al vento e alla pioggia. Siamo tutti molto stanchi e i bambini hanno freddo e fame. 

Ci vorrebbe un campo qui o un riparo, o almeno rendere le procedure più veloci. Dobbiamo finire il nostro viaggio appena possibile e non essere bloccati in ogni punto. Noi soffriamo in tutti i paesi che attraversiamo. Speriamo che possano rendere le procedure più veloci e più sicure per le persone che raggiungono l’Europa – soprattutto per le famiglie. Se fossi solo non sarebbe così difficile, ma con una famiglia è diverso e non c’è alcuna disposizione per chi viaggia con bambini.

Non abbiamo scelto ancora in quale paese vogliamo andare – forse in Germania o in Svezia. Quello che stiamo cercando è un posto dove possiamo parlare la lingua e ottenere un lavoro. Ma soprattutto vogliamo vivere in un paese che è in pace; un luogo che è sicuro per la nostra famiglia”.